
Il mulino a cilindri Antonio Cortese (1927).
503 mulino è uno spazio espositivo ricavato da un antico mulino idraulico, la cui struttura architettonica originale risale al XVII secolo. All’epoca, il mulino utilizzava una ruota in legno e veniva impiegato esclusivamente per mondare il riso, principale coltura della zona. Solo dal 1903, con la sostituzione della mola in pietra con macchine a cilindri rotanti, cominciò a macinare anche frumento.
Nel 1913 il mulino passò dall’utilizzo diretto della forza idraulica a quello indiretto: da quel momento l’acqua prese ad azionare una turbina per la produzione di elettricità. Era quest’ultima a far girare la macina.
La grande torre in mattoni rossi, che attualmente ospita le scale e i servizi igienici, fu aggiunta al corpo di fabbrica principale nel 1932. La sua destinazione era quella di silo per il grano, e lungo le pareti interne sono ancora visibili le scanalature create dalla caduta del cereale nel corso dei decenni.
L’uso industriale del mulino, proseguito per quasi tre secoli e mezzo e numerosi passaggi di proprietà, è cessato definitivamente nel 1990. Dal 1994 l'edificio è di proprietà di Lino Dainese, che lo ha destinato a luogo di esposizioni. La ristrutturazione, curata dallo Studio Cavazza, ha mantenuto molti degli elementi originari: fra questi, oltre a parte dei macchinari, i pavimenti in doghe di legno irregolari, punteggiati di fori per il passaggio delle pulegge.
La configurazione attuale del mulino è quella di un edificio a tre piani. Il piano terra ospita l’ufficio e la biblioteca, mentre il primo e il secondo sono riservati alle mostre. Gli spazi espositivi – otto sale complessive, di cui una destinata alla proiezione di video – sono distribuiti intorno a due vani centrali, uno per piano, di circa dieci metri per quattro.